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Presentazione


«La convinzione di una fede che fa grande e piena la vita,
centrata su Cristo e sulla forza della sua grazia,
animava la missione dei primi cristiani»
(Francesco, Lumen fidei)

 

Nel presentare lo strumento che racconta che cos’è l’Ecclesia Mater e in che cosa consista la sua proposta formativa attraverso programmi e docenti, chi svolge il ruolo di Preside non può non avere davanti a sé in particolare i volti delle persone che danno vita all’istituzione con la loro presenza e soprattutto con il loro impegno.

Credo che in questi anni l’Istituto è stato un luogo non solo di studio ma anche di incontro, di scambi, di amicizie, di arricchimento umano e culturale che ha resto tutti un po’ diversi ed ha aiutato, spero tanti, a vivere quella gioia del vangelo che riempie il cuore e la vita intera di coloro che s’incontrano con Gesù. L’auspicio è che per ogni persona che ha a che fare con l’Ecclesia Mater a vario titolo, e in particolare gli studenti, possa accadere l’esperienza dell’essere a casa, perché l’Istituto prima ancora di rappresentare un luogo di studio e di lavoro, sia avvertito come un luogo “ecclesiale”, dove cristiani con diverse sensibilità, storie molteplici e aspirazioni singolari, si ritrovano a condividere l’essenziale, a dare forma e spessore a quelle ragioni della speranza che siamo permanentemente chiamati a delineare e a riempire di contenuto.

Proprio perché la fede è l’esperienza dell’incontro con Cristo, incontro da cui dipende non un accento ma il senso della vita, ciascun cristiano dovrebbe desiderare che quell’incontro diventasse la forma della sua vita, ciò che fa sì che egli sia chi ora è e non altrimenti. «Credere - leggiamo in Lumen fidei - significa affidarsi a un amore misericordioso che sempre accoglie e perdona, che sostiene e orienta l’esistenza, che si mostra potente nella sua capacità di raddrizzare le storture della nostra storia. La fede consiste nella disponibilità a lasciarsi trasformare sempre di nuovo dalla chiamata di Dio» (n. 13).

La fede vuole illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, riempirla di un senso definitivo che rischiari la vita in ogni suo aspetto ed ambito; essa nasce e si manifesta come la rivelazione dell’amore di Dio nell’esperienza dell’incontro con Lui, un amore su cui si può costruire la vita (cf Lumen fidei, 4); una fede che svanisce, che smarrisce la sua attrattiva, il suo essere decisione decisiva per l’esistenza quando diventa un fatto scontato, qualcosa a cui ci si abitua e che finisce col perdere la capacità di guidare il cammino della vita. Perciò la fede ha bisogno di essere costantemente nutrita, alimentata e rafforzata. I segni della grazia con la loro oggettività di evento sono il luogo di questo coltivare e far crescere la fede, ma la fruttuosità della grazia sempre dipende dalla passione della domanda, dall’urgenza del desiderio. Solo dalla vita può provenire il desiderio di conoscere chi è la vita, solo dalla domanda sul senso della vita può derivare l’attenzione a chi si pretende risposta definitiva in cui il mistero della persona umana trova fino in fondo adeguata spiegazione.

Perciò la domanda sulla verità è il luogo della costruzione ed edificazione della fede e di una fede credibile. Leggiamo sempre in Lumen fidei: «l’uomo ha bisogno di conoscenza, ha bisogno di verità, perché senza di essa non si sostiene, non va avanti. La fede, senza verità, non salva, non rende sicuri i nostri passi. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità, qualcosa che ci accontenta solo nella misura in cui vogliamo illuderci. Oppure si riduce a un bel sentimento, che consola e riscalda, ma resta soggetto al mutarsi del nostro animo, alla variabilità dei tempi, incapace di sorreggere un cammino costante nella vita» (n. 24). ma la verità è Dio e Dio è amore: non c’è verità o conoscenza che non sia amore e proprio nell’intreccio della fede con l’amore si istituisce la conoscenza autentica. Verità e amore stanno insieme o cadono insieme poiché solo in quanto è fondato sulla verità l’amore può perdurare nel tempo e allo stesso tempo la verità che non è amore diventa ideologia, idolatria, violenza.

Proprio dalla consapevolezza che la fede può illuminare gli interrogativi dell’uomo del nostro tempo nasce il compito dell’incontro e della passione per la ragione che si declina come dialogo. La verità, poiché è donata come gratuità che rivela il senso quale reciprocità e totale dedizione all’altro da sé (il Dio Trinità), non diventa mai arroganza ma servizio, non pretesa ma compagnia, non solo giudizio ma dialogo e incontro: «la fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro. Il credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti» (Lumen fidei, 34).

Ebbene l’Ecclesia Mater vuole essere un aiuto a vivere la fede così, ad approfondirla nei suoi diversi aspetti, perché il nostro essere cristiani nella Chiesa (attraverso l’impegno ministeriale) e nel mondo (anzitutto mediante la «vocazione» all’insegnamento) possa rivelarsi all’altezza delle sfide che il nostro tempo complesso e paradossale ci pone quotidianamente. Solo una fede adulta, cioè vissuta autenticamente andando a fondo di tutto ciò, o meglio di colui, che la definisce, potrà rendere il cristiano protagonista della storia mostrando con gioia il Vangelo e contribuendo al compito di trasmettere la fede che Dio affida a tutta la Chiesa.

In tempi in cui non solo tutto è fast ma tutto è anche easy, l’Ecclesia Mater vorrebbe invece rappresentare un luogo dove la fede pensata accresce l’amore all’Altro e all’altro. La fatica dello studio, la serietà dell’impegno, lo stile della ricerca diranno il modo in cui l’Istituto e chi lo frequenta sono capaci di testimoniare credibilmente la bellezza e la verità della fede cristiana.

 

Il Preside

Mons. Antonio Sabetta

15/07/2014