In un contesto segnato dal declino di molte pratiche religiose, il pellegrinaggio rimane un fenomeno vitale e in crescita, sebbene il suo significato appaia sempre più ambiguo. Il presente articolo propone un’interpretazione teologico-antropologica del pellegrinaggio, distinguendo tra homo viator e homo peregrinus. Mentre il primo esprime la condizione strutturale dell’uomo nella sua temporalità finita, nella sua fragilità e nella sua apertura illimitata, il secondo emerge dall’irruzione di una chiamata e di una promessa divina all’interno dell’esistenza umana. Attraverso un’analisi biblica e teologica – centrata sulla figura di Abramo, sull’esperienza di Israele, sull’esistenza pasquale di Cristo e sulla Chiesa come Ecclesia peregrinans – lo studio identifica il pellegrinaggio come configurazione dell’esistenza credente, orientata escatologicamente, piuttosto che come un fenomeno meramente transitorio o sociologico. In conclusione, l’articolo suggerisce brevemente come tali acquisizioni teologiche possano illuminare il fenomeno del pellegrinaggio ai nostri giorni.